Domande e risposte

Uno su tre

Piero chiede:

Domanda

Ma è vero che gli attacchi di panico avvengono ad una persona su tre?

Risposta

Caro Piero, si, è vero. Una persona su tre ha avuto almeno un attacco di panico nell'arco della vita, nella maggior parte dei casi senza sviluppare il disturbo di panico vero e proprio. È la paura del prossimo attacco a scatenare il disturbo di panico vero e proprio.

Cosa devo fare per un'amica in caso di un attacco di panico?

Subbuglio81 chiede:

Domanda

Buongiorno Dottore, avrei bisogno di un consiglio. Una mia amica ultimamente ha avuto 2 attacchi di panico, se le dovesse capitare quando siamo insieme cosa devo fare? e cosa nn devo fare?? Grazie e buon lavoro.

Risposta

Caro subbuglio81, la sorprenderà, forse, ma la cosa migliore è chiederlo alla sua amica. Nella mia esperienza ho visto fondamentalmente due categorie di preferenze. Ci sono le persone che vogliono essere accudite e confortate (anche con un abbraccio, a volte), e persone che vogliono essere "spronate", cioè minimizzando senza concedere spazio alla defiance dell'altro. Una terza categoria di comportamenti, poi potrebbe essere utile o disutile a seconda del fatto se si è intrapresa una terapia psicologica o no, ad esempio, e quali sono i termini a cui aderire nel caso. In sostanza si tratta di decidere se attuare o non attuare una distrazione.

La psicoterapia non ha funzionato...

Florinda chiede:

Domanda

Gentile dottore, sono una ragazza di 30 anni, soffro di dap da 6 anni, in questi 6 anni, sono andata avanti facendo psicoterapia per 3 anni e mezzo (ora non più) e uso di psicofarmaci (prima sereupin, ecc, ora anafranil). Attualmente ho una vita quasi normale, ma ho il terrore di smettere la cura per paura di un ritorno dei sintomi. Che cosa mi consiglia? Perchè ho il desiderio di avere un figlio, ma assumendo psicofarmaci non posso. Distinti saluti.

Risposta

Cara Florinda,
la cosa migliore che possa consigliarle è di trovare uno psicoterapeuta (forse un altro?) e ricominciare la psicoterapia. In questo modo potrà gradualmente sospendere i farmaci, facendosi seguire anche dal medico che glieli ha prescritti. Il fatto che in tre anni e mezzo il sintomo non sia passato non significa necessariamente che la psicoterapia non abbia fatto effetto. D'altro canto potrebbe anche essere che le serve un altro tipo di psicoterapia... Solo provando ancora sarà in grado di trovare una cura.

Quanti attacchi devo avere per cominciare la psicoterapia?

Maria chiede:

Domanda

Buongiorno Dr. D'Alessandro,
mi chiamo Maria ho 28 anni e soffro di attacchi di panico da circa 1 anno...per me è terribile essendo una persona vivace dinamica e sempre in movimento!!! Sinceramente non volevo ricorrere allo psicologo però voglio guarire e voglio non aver più paura della paura di avere un altro attacco. Sta diventando una situazione insopportabile per me, tra l'altro da qualche tempo mi si presentano circa 2 volte al mese. Mi può dare un consiglio e dirmi se la frequenza è tale da iniziare una terapia non con medicinali ma con lei per es.? Grazie mille Maria

Risposta

Cara Maria,
a volte le persone vanno in terapia dopo un unico attacco di panico. A volte vanno in terapia dopo anni di continui attacchi. In realtà l'unica discriminante dovrebbe essere la quantità di disagio che si è disposti a sopportare. E il disagio è sempre soggettivo. In generale vale la regola che prima si comincia a curare, il disturbo di panico, meno durerà la terapia.

Come mi devo comportare col mio fidanzato che soffre di disturbo di panico?

Barbara chiede:

Domanda

Egregio Dr. D'Alessandro,
il mio fidanzato soffre di attacchi di panico da 5/6 anni, non c'è un momento in particolare in cui si manifestano questi attacchi.
Può passare un mese e non avere niente e poi magari in una settimana averne 3.
Non è facile per me stargli vicino perchè quando sta male difficilmente me lo concede.
Da un anno è in cura da una psicologa con la quale parla una volta la settimana, prende dei farmaci (abbastanza forti), in più 2 mesi fa l'ho convinto ad andare da un medico omeopata che conosco e so essere una persona molto seria, il quale gli ha dato una cura che lui segue alla lettera... il problema è che la situazione nn cambia.
La mia domanda è questa, come mi devo comportare io? Certe volte mi arrabbio perchè mi sembra che non reagisca, mentre io sono una persona che non si perde mai d'animo, però so di sbagliare e vorrei sapere qual'è la cosa giusta da fare. Tutti dicono che dagli attacchi di panico si guarisce ma non ho ancora sentito nessuno dire esattamente che cosa bisogna fare e ciò che ha fatto il mio ragazzo in questi anni mi sembra francamente non sia servito a nulla.
La ringrazio molto se mi vorrà rispondere.
Cordiali saluti, Barbara.

Risposta

Cara Barbara,
la questione che pone è complessa. Da una parte potrei risponderle che deve avere pazienza col suo fidanzato, con la sua psicoterapia, con la sua "autonomia" nel momento della crisi. Dall'altra mi rendo conto che lei è abituata a prendere le situazioni di petto e a mantenere il controllo, per quanto è possibile, e questa situazione forse la spiazza. Su una cosa comunque ha pienamente ragione: tutti dicono che si guarisce, ma poi in concreto non tutte le terapie funzionano nei modi e nei tempi che ci si aspetta. Nel caso del suo fidanzato, tuttavia, se è da sei anni che impara ad avere gli attacchi, può darsi che uno sia poco per imparare a non averli (prendendo in considerazione solo un aspetto del problema).

Cosa posso fare per qualcuno che ha attacchi di panico?

Enzo chiede:

Domanda

Conosco una ragazza che ha questi attacchi di panico, come devo comportarmi in quel momento, lei mi chiama, mi manda messaggi in continuazione, e non so cosa fare...

Grazie

Risposta

Caro Enzo,
credo che questa ragazza che conosci ti mandi sms nel momento del panico forse semplicemente perché cerca una distrazione, in quel preciso momento, che possa farla uscire dallo stato ansioso. Nella maggior parte dei casi è un rimedio automatico di coloro che soffrono di questo disturbo, quello di riuscire a interrompere la propria attenzione verso se stessi e a dirottarla verso qualcos'altro. Molto spesso chi soffre di attacchi di panico cerca proprio di fare telefonate, chiacchierare con qualcuno, mandare e ricevere SMS, nel momento immediatamente precedente alla crisi, per cercare di evitarla.
Quindi forse potresti semplicemente risponderle, magari parlandole d'altro... Sempre che la tua amica non preferisca essere consolata (vedi altra risposta).

Gli attacchi di panico possono essere una fase transitoria?

marco chiede:

Domanda

Gentile Dottore,
ho avuto il primo attacco di panico circa 2 anni fà, e da li ne ho avuti altri nei seguenti 6 mesi, in quel periodo attribuivo quel disturbo ad un momento molto stressante, sono cessati immediatamente quando ho conosciuto una donna di Milano, essendo di Roma, mi sono traserito nella sua città per poter starle vicino, lì ho affittato casa dove convivevo ed ho cominciato a lavorare, stavo bene! purtroppo la relazione è terminata e mi sono visto costretto a tornare nella mia città circa 3 settimane fà, sabato scorso ho avuto un altro attacco di panico, molto lungo, durato almeno 2 ore! inutile dire che mi sono spaventato, da quando sono tornato a Roma soffro d'insonnia, sono sempre in tensione, ho dei giramenti di testa... secondo Lei dovrei chiedere l'aiuto di uno specialista o può essere una fase transitoria?
Grazie!

Risposta

Caro Marco,
lei ha avuto un numero di attacchi tale, in un periodo di tempo tale, che secondo il manuale diagnostico fa di lei una persona che soffre di disturbo di panico. Ciononostante, secondo me non è tanto importante il fatto che questi attacchi si siano susseguiti, quanto il fatto che sembra che dipendano da fattori indipendenti dalla paura del prossimo attacco. Nella fattispecie sembra che lei abbia imparato a reagire ai problemi, alle insoddisfazioni, alle separazioni, con gli attacchi.
Comunque, anche se non soffre di disturbo di panico, questo non esclude che potrebbe trovare beneficio da una psicoterapia per risolvere i problemi scaturiti dalle separazioni, di cui ha scritto.

Prima lieve e poi forte.

stefania chiede:

Domanda

Puo' capitare che gli attacchi di panico, dopo l'insorgere del primo in maniera lieve venga a distanza di pochi giorni in maniera piu' forte?

Risposta

Cara Stefania,
penso di sì, forse è anche più comune dell'esordio forte seguito da attacchi deboli. Anche perché se il primo è lieve di solito non si mette affatto in relazione con gli altri più forti, perché si può non riconoscere come attacco.

Come si convince una persona a farsi aiutare?

Leonardo chiede:

Domanda

Salve gentile dottore, volevo chiederle una cosa perchè mi trovo in una situazione un po' delicata...ho un' amica che chiamerò Laura che sono convinto soffra di attacchi di panico. Non ho assistito direttamente ad uno di questi ma altre mie amiche si, ed ora ha tantissimi strascichi di questo fatto, solo che non posso fare molto direttamente perchè si è praticamente chiusa in casa. Ha difficoltà addirittura ad andare a scuola la mattina spesso (ha 17 anni). Il problema è che si vuol convincere forse di non avere nulla. Come posso fare per farla rivolgere direttamente a qualcuno qualificato? c'è un sistema? Io non so come fare per aiutarla....
Grazie per la risposta

Risposta

Caro Leonardo,
non credo che sia possibile rispondere direttamente ad una domanda come questa. Ci sono troppi fattori in gioco. Mi sembra un po' come convincere qualcuno in generale. In giro di tanto in tanto si vedono libri su come convincere le persone, come vendere, ecc. ma non credo in un approccio uguale per tutti, e la scientificità di quei libri molto spesso lascia un po' a desiderare.
Bisognerebbe capire un po' meglio Laura di cosa ha paura, esattamente. Può darsi che non voglia dipendere dagli altri, può darsi che, come sottolineava lei, tema semplicemente che chiedendo aiuto esplicitamente consolidi e ufficializzi la sua malattia, e che da quel momento in poi lei è "malata".
In effetti la prima cosa che spesso in psicoterapia il paziente fa è quella di accettare lo stato delle cose anche, in una prima fase, di capire che non è riuscito a fare nulla per cambiare le cose, e che se il suo comportamento non cambia, il sintomo non passa da solo. In molti casi questa consapevolezza, da sola, è sufficiente a consentire l'avvio di una buona terapia.

Come uscirne?

Antonio chiede:

Domanda

Gentile Dottor D'Alessandro,
vivo da ormai vent'anni di ansia, depressione e attacchi di panico.Sono stato in cura all'inizio da un neurologo, poi per un anno da uno psicologo, e non avendo risolto il problema non so più a chi rivolgermi.La persona che credo mi abbia portato in questo tunnel è stata una psicologa di un consultorio familiare, perchè all' inizio ho avuto delle crisi d' ansia poi tramite un' amica che studiava psicologia a Roma mi consigliò di andare da uno psicologo.La prima volta che ebbi la prima crisi d' ansia mi trovavo sul posto di lavoro ed era un periodo molto stressante, facevo molti straordinari perchè mancava un collega nel mio reparto, e dopo circa tredici ore di lavoro consecutive mi andai a prendere un caffè a stomaco vuoto, dopo circa dieci minuti sentivo che i battiti del cuore aumentavano, mi mancava il respiro e mi girava la testa, andai subito dal capo fabbrica e gli dissi che volevo andare a casa perchè non mi sentivo bene.Neanche dopo cinque minuti mi venne un tremolio ai muscoli delle gambe e un formicolio alle punte delle dita e mi si erano irrigiditi i muscoli delle gambe, cosi' mi portarono subito in ospedale.I dottori del Pronto Soccorso mi dissero che era dovuto allo stress e mi diedero dieci giorni di riposo.Dopo circa due mesi andai da questa psicologa, gli raccontai ciò che mi era successo e lei mi rispose che non potevo fare più quel tipo di lavoro altrimenti avrei rischiato un ictus,un infarto.Poi mifissò un appuntamento dopo circa tre mesi, uscendo dallo studio dentro di me pensai a tutte quelle cose che mi aveva detto la Dottoressa, e da li' per strada scattò il mio primo attacco di panico.E ad oggi pur essendo cosciente che ho un blocco psicologico dovuto a tutte quelle cose che mi disse la Dottoressa no ne sono uscito più fuori.Da quel giorno la mia vita è cambiata, non guido più da solo, non mi allontano più da casa la mia vita è un inferno, per me e per chi mi sta intorno(sono sposato e ho due figli).Gentile Dottore volevo sapere da lei se un giorno ne uscirò fuori e come.Vorrei tanto venire da lei ma con questi miei problemi non riesco a muovermi per tratti cosi lunghi.La ringrazio per una sua eventuale risposta.

Risposta

Caro Antonio,
non so dirle se ne uscirà mai, perché non so dirle se troverà il coraggio di mettersi in gioco una volta di più. Non posso scrivere parole che possano convincerla a fare alcunché, per cui posso ribadire sempre la solita, monotona, risposta.
Se riuscirà andare in psicoterapia, almeno quel tanto che basta per trovare quella giusta, allora ne uscirà. Altrimenti dovrà conviverci.


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